Il 26 gennaio scorso si sono conclusi i lavori del 48esimo meeting annuale del World Economic Forum (WEF) a Davos, in Svizzera, dal titolo Creating a Shared Future in a Fractured World – Creare un futuro condiviso in un mondo fratturato. Il meeting, dedicato esclusivamente al gotha della politica e dell’economia internazionale, intende creare occasioni di incontro e confronto tra i Paesi per lavorare in maniera sinergica alle più urgenti sfide globali e regionali. Nelle oltre 400 sessioni che si sono succedute in questa edizione del Forum di Davos, è emersa tra i temi chiave la necessità di preparare più adeguatamente i lavoratori di oggi e del domani per far fronte ai cambiamenti introdotti dalle rapide evoluzioni tecnologiche della Quarta Rivoluzione Industriale.

Il lavoro in futuro sarà molto diverso da come siamo abituati a viverlo oggi. L’automazione e l’Intelligenza Artificiale, ad esempio, sostituiranno molti dei lavori manuali e ripetitivi. Secondo il McKinsey Global Institute, infatti, entro il 2030 i robot sostituiranno 800 milioni di posti di lavoro. Anziché temere questa condizione, il World Economic Forum concorda che sarà l’occasione per avviare una “skill revolution”, ovvero un ripensamento radicale delle competenze chiave, che potrà aprire a nuove e molteplici opportunità. L’insegnamento basato sul trasferimento di conoscenze, che ha caratterizzato i contesti scolastici degli ultimi 200 anni, non è più garanzia affinché i bambini di oggi possano adeguatamente competere con le macchine e con i robot nel prossimo futuro. Ed è proprio nelle “soft skill” che, ancora una volta, viene individuata la soluzione.

Molti i leader che si sono confrontati sull’Education nei cinque giorni del WEF: da Jack Ma, fondatore di Alibaba Group, il gigante cinese dell’e-commerce, a Fabiola Giannotti, Direttore Generale del CERN, a Justin Troudeau, Primo Ministro Canadese.

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Anche Asheesh Advani, Presidente e CEO di JA Worldwide, intervenuto al dibattito nei giorni precedenti il WEF, ha illustrato le proprie posizioni sul futuro dell’educazione globale e su come la scuola deve educare i giovani alle soft skill.

L’articolo originale è disponibile in inglese sul sito del World Economic Forum.

Il futuro del lavoro non è mai stato così incerto. Il McKinsey Global Insitute stima che metà delle professioni attuali saranno automatizzate entro il 2055. L’Intelligenza Artificiale e la robotica metteranno certamente in crisi le professioni manuali e quelle più tradizionali, che dovranno essere totalmente ripensate. Così come i percorsi d’istruzione e formazione che, ad oggi, non stanno seguendo passo dei veloci cambiamenti richiesti dal mondo del lavoro.

Oltre alla crescente incertezza sul futuro del lavoro, viviamo in un mondo socialmente e politicamente frammentato, ma accomunato da una generale sfiducia verso i leader dell’industria, i governatori e l’intero sistema politico. I giovani, in particolare, cresciuti negli anni della crisi economica globale, sono la fascia della popolazione più scoraggiata e che vive con maggiore preoccupazione il futuro.  Ma come evitare di alimentare un’intera generazione di giovani pessimisti e disoccupati?

Fonte: JA Worldwide
Fonte: JA Worldwide

Il divario nelle competenze trasversali

Il progetto “Closing the Skills Gap” del World Economic Forum, è un tavolo di lavoro al quale partecipano leader che operano nel settore pubblico e privato e in generale della società civile, e che cerca di rispondere alla necessità di ridurre il mismatch tra le competenze acquisite dai giovani negli anni di formazione e quelle che sono necessarie per ottenere un lavoro.

Parlare di gap di competenze non è purtroppo un argomento nuovo, ma sempre di più l’interesse si sta spostando sulla consapevolezza che questo divario non possa essere risolto solo attraverso competenze tecniche e professionali. Non è una semplice questione di organizzare lezioni di coding per bambini o fornire programmi di riqualificazione per i disoccupati. Le competenze trasversali sono imprescindibili.

JA Worldwide, in collaborazione con Accenture, ha individuato e clusterizzato le soft skill che possono essere sviluppate e potenziate attraverso le peculiari iniziative didattiche che l’organizzazione eroga nelle scuole di tutto il mondo nelle tre aree d’insegnamento: educazione imprenditoriale, orientamento al lavoro, alfabetizzazione finanziaria.

Fonte: JA Worldwide
Fonte: JA Worldwide

Cambiare mentalità

La chiave di volta è un profondo cambiamento di mentalità. Affiancare i giovani nei loro percorsi di acquisizione di soft skill, è efficace quando genera un profondo e positivo cambiamento. Si passa, infatti, da un approccio fisso e negativo come “non riesco” a un dinamico e positivo “ce la posso fare”, da un “non sono capace” a un “continuerò a imparare e crescere durante tutta la mia carriera”.

Questo cambiamento è alla base di numerose teorie e studi psicologici. Carol Dweck, professoressa di Psicologia all’Università di Stanforddefinisce questo modo di pensare mentalità di crescita” (che si contrappone a una “mentalità fissa”), tipica delle persone che si impegnano profondamente, elaborano l’errore e ne traggono un insegnamento. Lo stesso concetto si ritrova nello studio di Angela Duckworth, “Grinta. Il potere della passione e della perseveranza” e in numerosi altri studi e ricerche sulla capacità di resilienza.

Junior Achievement traduce tutto ciò in self-efficacy, o auto-efficacia, cioè la capacità di una persona di prefigurarsi un futuro di successo, seguita dallo stimolo e dal profondo impegno nel realizzarlo. Questo approccio positivo verso le piccole grandi sfide, si accompagna a un generale atteggiamento di ottimismo e felicità. Atteggiamento, questo, che, secondo JA, non è necessariamente innato ma può essere appreso nel corso della vita.

L’americano Martin Seligman, fondatore della psicologia positiva, e autore dei Best-Seller “Imparare l’ottimismo”“Come crescere un bambino ottimista” e “La costruzione della Felicità”, dimostra, innanzitutto, che l’ottimismo può essere insegnato e che, inoltre, ha una correlazione diretta con la capacità di resilienza. In molto ambiti, come ad esempio nello sport, è confermato che ottimismo e grinta insieme, consentono prestazioni migliori.

L’ottimismo individuale – la tendenza ad aspettarsi risultati personali positivi – è dunque un punto di partenza fondamentale.

Insegnare l’ottimismo ai giovani

È chiaro, dunque, come questo tipo d’insegnamento nei ragazzi e i giovani-adulti di oggi, i Millennials, possa offrire un importante contributo a risolvere quella situazione di pessimismo diffuso a livello globale in queste generazioni che si vedono già meno felici e finanziariamente più deboli dei loro genitori.

Benché psicologi ed educatori concordano nel riconoscere i benefici di un insegnamento all’ottimismo, anche nei primi anni di apprendimento, ciò rappresenta ancora un’esperienza poco diffusa nelle scuole di tutto il mondo.

Il Center for Curriculum Redesign (CCR), organizzazione non profit globale per le competenze per il XXI secolo, afferma che, nonostante i percorsi d’istruzione siano già orientati verso lo sviluppo di tali competenze, manca ancora “una dimensione verso il contesto esterno globale”. Tra Conoscenze, Competenze, Personalità e Meta-Apprendimento, le quattro dimensioni dell’educazione, è il Meta-Apprendimento, cioè la capacità di imparare ad imparare, quella che influisce sull’acquisizione dell’ottimismo, poiché rappresenta la modalità con cui gli individui riflettono e si adattano alle necessità esterne.

Attraverso scuole, genitori e in generale tutti gli stakeholder che lavorano con il mondo dell’istruzione, promuovere l’ottimismo nei giovani e sviluppare abilità sociali e ambientali è di fondamentale importanza. Abbiamo ancora una lunga strada da percorrere per portare le competenze trasversali al centro del curriculum moderno, e, tra queste, è l’ottimismo dei giovani che ci potrà così offrire la speranza per un futuro migliore.

L’articolo originale di Asheesh Advani, Presidente e CEO di JA Worldwide è disponibile in inglese sul sito del World Economic Forum.