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Cercasi talenti

scuola, lavoro e mismatch delle competenze

Un tavolo con istituzioni, imprese e terzo settore per affrontare il mismatch delle competenze e l’inattività giovanile con soluzioni concrete e misurabili.

Il 4 marzo 2026, Junior Achievement Italia ha riunito a Roma istituzioni, imprese, associazioni, accademia e terzo settore per affrontare una delle sfide più urgenti del nostro tempo: il mismatch tra formazione e mondo del lavoro. Incontro a cui è intervenuto anche l’on. Walter Rizzetto, Presidente della XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, che ha presentato la proposta di legge per istituire una Giornata nazionale per il contrasto al fenomeno dei NEET.

Un problema con due facce

Nel 2024, il 15,2% dei giovani italiani tra 15 e 29 anni era NEET, né a scuola né al lavoro. È il secondo peggior dato in Europa, dietro solo alla Romania. Ma i dati raccontano anche un'altra storia: dopo anni di stazionarietà, gli occupati under 30 sono tornati a superare i 3 milioni, e il numero di NEET è sceso di circa il 28% rispetto al 2019. Accanto ai NEET, emerge un fenomeno speculare: gli EET (employed, educated and trained). Uno studio Censis-Confcooperative ha individuato circa 144mila giovani imprenditori tra i 15 e i 29 anni che hanno avviato un'attività, spesso in settori innovativi, contribuendo a creare lavoro anche per altri. Tra questi due mondi - l'inattività e l'iniziativa imprenditoriale - c'è uno spazio che va presidiato.

Il gap delle competenze trasversali

La ricerca condotta da JA Italia con SWG mostra un paradosso. I giovani si danno un voto medio di 6,8 su 10 per la soddisfazione generale sul proprio percorso formativo. Ma quando si scende nel dettaglio delle competenze che il mercato realmente richiede, i numeri crollano:

Soddisfazione generale sul percorso formativo

6.8/10

Presentare un'idea

6.1/10

Lavorare per progetti

5.9/10

Prendere decisioni

5.8/10

C'è un divario evidente tra percezione generale e preparazione concreta.

Il dato chiave

il 52,8% dei giovani tra 18 e 29 anni non ha mai fatto alcuna esperienza di educazione imprenditoriale, né dentro né fuori dalla scuola. Eppure sono proprio queste le competenze che mancano.

Cosa significa educare all'imprenditorialità?
Non formare fondatori di startup, ma permettere ai giovani di imparare a:
→ Leggere un problema complesso e trasformarlo in progetto
→ Lavorare con gli altri in modo collaborativo
→ Gestire risorse in contesti reali
→ Prendere decisioni con informazioni imperfette
→ Assumersi la responsabilità delle proprie scelte


Significa lavorare su quelle competenze trasversali che rimangono pilastri fondamentali per la crescita personale e professionale, a prescindere dal percorso che si sceglierà.

Junior Achievement Italia: un'infrastruttura già operativa

Ed è qui che entra in gioco Junior Achievement Italia, che lavora da oltre vent'anni per portare l'imprenditorialità fuori dal recinto dei predestinati, rendendola allenabile e misurabile attraverso la logica del learning by doing. Esperienze in cui i giovani progettano, simulano, costruiscono, sbagliano e riprovano. Nell'anno scolastico 2024-2025, JA Italia ha realizzato oltre 500.000 esperienze educative per giovani dai 5 ai 19 anni, coinvolgendo 587 scuole in tutta Italia. Il programma Impresa in Azione, il più diffuso percorso di educazione imprenditoriale nella scuola superiore italiana, ha accompagnato fino ad oggi oltre 187.000 studenti e studentesse. Ma quello che caratterizza il lavoro dell’organizzazione non è solo la capacità di portare percorsi di qualità dentro le scuole. È la sua natura sistemica: programmi nelle scuole con metodo collaborativo, competizioni su scala locale e nazionale, monitoraggio e misurazione dell'impatto, e riconoscimento ufficiale delle microcredenziali attraverso l'Entrepreneurial Skills Pass (ESP). Attraverso le sue attività, JA Italia rappresenta la cerniera tra i due fenomeni, tra NEET e EET. Da un lato, previene l’inattività sviluppando consapevolezza, orientamento e occupabilità; dall’altro, alimenta l’ecosistema imprenditoriale giovanile, formando chi avrà le competenze per avviare un’attività o per contribuire attivamente all’innovazione dentro le organizzazioni o le aziende. Non è solo educazione. È infrastruttura operativa per il sistema Paese.

Una proposta di legge per dare struttura

All’incontro ha partecipato l'On. Walter Rizzetto, Presidente della XI Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, che ha presentato la proposta di legge per istituire la Giornata nazionale per il contrasto al fenomeno dei NEET. Un intervento pensato per rafforzare le politiche attive e integrate a favore dell'inclusione giovanile, mettendo a sistema le buone pratiche già esistenti e coinvolgendo in modo strutturato scuole, mondo produttivo e terzo settore. La proposta rappresenta un'occasione per dare un quadro di riferimento chiaro all'educazione imprenditoriale, rendendola non più affidata alla sensibilità del singolo dirigente o docente, ma parte integrante dell'offerta formativa nazionale. L'educazione imprenditoriale è già riconosciuta nell'ordinamento scolastico italiano, dai PCTO all'attuale Formazione Scuola-Lavoro. Ma la sua applicazione resta frammentata. Quello che serve è un impegno che vada oltre il riconoscimento formale e renda l'educazione imprenditoriale una componente strutturale e prioritaria.

L'alleanza che serve: dalla diagnosi del problema all’azione

Dal confronto è emersa una consapevolezza condivisa: il mismatch tra scuola e lavoro non si risolve con interventi isolati. Serve un'alleanza operativa tra chi ha le risorse, le competenze e la legittimità per agire. Il 4 marzo non è stato quindi un punto di arrivo, è stato il momento in cui il consenso sul problema si è trasformato in impegno condiviso per costruire soluzioni. Junior Achievement Italia è pronta a mettere a disposizione la sua esperienza, una metodologia riconosciuta a livello europeo e internazionale, programmi validati e scalabili. Ma quello che serve è che istituzioni, imprese, scuola e terzo settore si mettano attorno allo stesso tavolo non per discutere, ma per implementare azioni condivise. Perché questa alleanza virtuosa può fare la differenza tra dispersione e opportunità, tra inattività e iniziativa, tra un sistema educativo che forma e uno che abilita davvero. E a giugno, con i Campionati di Imprenditorialità a Roma, sarà possibile vedere sul campo cosa significa mettere in pratica questa visione.

Tasformare il consenso in azione

Il 4 marzo è stato solo l'inizio. Scopri come puoi contribuire a costruire un sistema educativo che abilita davvero i giovani.