Perché l’obbligo non basta, servono contenuti, docenti formati e strumenti che parlino ai giovani.
La scelta del Regno Unito di rafforzare l’educazione finanziaria nel curriculum scolastico obbligatorio, con un’estensione alla scuola primaria e una piena implementazione prevista dal 2028, va letta come qualcosa di più di un aggiornamento dei programmi. È il riconoscimento di un dato ormai evidente: ragazze e ragazzi entrano in contatto con il denaro molto prima di quanto il sistema educativo sia strutturato per accompagnarli.
Ciò pone una domanda che riguarda da vicino anche l’Italia: siamo nelle condizioni di rendere l’educazione finanziaria davvero utile per le nuove generazioni?
Il dato che spiega l’urgenza
Alcuni numeri aiutano a capire perché il tema non sia più rinviabile. Secondo Ofcom, l’autorità britannica per le comunicazioni, circa il 58% degli 8-17enni ha effettuato spese online nell’ultimo mese. Microtransazioni, abbonamenti, acquisti in-app legati a videogiochi e piattaforme digitali fanno ormai parte dell’esperienza quotidiana di molti adolescenti.
Questo significa che ragazze e ragazzi si confrontano molto presto con decisioni economiche reali, spesso in ambienti progettati per rendere la spesa facile, rapida e poco percepibile. In questo contesto, l’educazione finanziaria non può limitarsi a spiegare concetti teorici, deve aiutare a riconoscere i meccanismi che influenzano le scelte di ogni giorno.
Italia: un passo avanti, ma la sfida è l’attuazione
Anche in Italia l’educazione finanziaria è entrata nel perimetro scolastico attraverso l’insegnamento dell’Educazione civica, che include lo sviluppo di competenze economiche e finanziarie all’interno delle 33 ore annue previste.
È un passaggio importante e coerente con quanto avviene in altri Paesi europei. L’esperienza internazionale mostra però che l’introduzione formale di una materia non garantisce di per sé risultati concreti. A fare la differenza sono l’attuazione, la qualità dei contenuti, la formazione dei docenti e le metodologie adottate.
In assenza di questi elementi, il rischio è che l’educazione finanziaria resti una voce nel programma, senza incidere davvero sui comportamenti e sulle competenze dei giovani.
Educazione finanziaria come competenza di cittadinanza
Dal punto di vista di Junior Achievement Italia, l’educazione finanziaria funziona quando viene affrontata come parte integrante dell’educazione alla cittadinanza, perché non riguarda solo il denaro. Riguarda il modo in cui i giovani imparano a prendere decisioni, valutare alternative e assumersi responsabilità.
L’esperienza maturata nei programmi realizzati con scuole e imprese evidenzia alcuni elementi ricorrenti:
- l’apprendimento è più efficace quando è esperienziale, basato su simulazioni, progetti e situazioni concrete;
- i contenuti funzionano quando parlano il linguaggio dei giovani, includendo il contesto digitale in cui già si muovono;
- gli effetti sono più duraturi quando si sviluppano competenze trasversali come autonomia, senso critico e capacità di scelta.
In questo senso, l’educazione finanziaria rappresenta qualcosa di più di una disciplina tecnica; è una leva educativa che incide sul futuro personale, professionale e civico delle nuove generazioni.
Un’opportunità da costruire insieme
La riforma inglese dimostra che inserire l’educazione finanziaria nei programmi scolastici è possibile. Mostra però anche che la vera sfida inizia dopo la norma. Rendere queste ore significative richiede un lavoro condiviso tra scuola, istituzioni, imprese e organizzazioni del terzo settore.
È su questo terreno che Junior Achievement Italia opera da anni, portando nelle scuole percorsi che coinvolgono i giovani in prima persona e li aiutano a trasformare concetti astratti in competenze concrete.
L’educazione finanziaria non è solo una materia da insegnare, è una responsabilità collettiva verso chi oggi si affaccia al mondo delle scelte economiche senza aver ancora gli strumenti per orientarsi.
Ma quando è davvero efficace un percorso di educazione finanziaria? E quali condizioni permettono di trasformare un obbligo scolastico in un’esperienza formativa concreta per studenti e studentesse?
Ne abbiamo parlato con Magda Bianco, Capo del Dipartimento Tutela della clientela e educazione finanziaria della Banca d’Italia e membro del Comitato Scientifico di Junior Achievement Italia.
L’efficacia dell’educazione finanziaria, spiega, dipende da quando si inizia, da come viene insegnata e dal supporto fornito alle scuole. Un approccio precoce, collegato alla cittadinanza, sostenuto da docenti formati e da materiali di qualità è ciò che consente di trasformare un obbligo normativo in una competenza reale. Solo così l’educazione finanziaria può incidere in modo duraturo su studenti e studentesse, contribuendo al benessere individuale e alla costruzione di una cittadinanza più consapevole.
Secondo lei, qual è il momento giusto per iniziare un’educazione finanziaria efficace a scuola?
Le esperienze internazionali indicano che è fondamentale introdurre l’educazione finanziaria sin dalla scuola primaria. In questa fase gli studenti iniziano a sviluppare i concetti di responsabilità, scelta e gestione delle risorse; acquisire familiarità con il denaro fin da piccoli può favorire l’instaurarsi di abitudini utili anche per il futuro.
Ovviamente contenuti e metodo devono essere adeguati all’età e il più possibile collegati all’esperienza dei giovani nelle varie fasce di età; ed è anche importante che l’educazione finanziaria sia collegata a esperienze di cittadinanza valorizzando l’importanza di alcuni comportamenti virtuosi come, ad esempio, il valore del denaro e del risparmio o il rispetto dei beni pubblici.
Questo approccio all’educazione finanziaria – avviato precocemente nella vita dei giovani – può contribuire non solo al benessere individuale ma anche ad accrescere una cittadinanza consapevole.
Quali elementi ritiene indispensabili, a livello di strumenti e supporto alle scuole, affinché l’educazione finanziaria risulti al passo con i tempi?
Perché l’educazione finanziaria a scuola sia efficace deve avere alcune caratteristiche: un metodo didattico attento, contenuti presidiati da esperti e docenti formati.
Il metodo di insegnamento deve essere coinvolgente, esperienziale ed inclusivo e i temi di educazione finanziaria si prestano per loro natura a questo approccio. I contenuti devono essere solidi e verificati per evitare che docenti e studenti cadano nella misinformazione prodotta dai tanti messaggi trasmessi dal web, non sempre affidabili. I docenti devono essere formati per affrontare temi di educazione finanziaria in classe. Insegnanti adeguatamente preparati, anche senza essere esperti di economia, possono trasmettere efficacemente agli studenti i concetti fondamentali. Gli esperimenti condotti dalla Banca d’Italia sul proprio programma di educazione finanziaria dimostrano che le conoscenze degli studenti aumentano in modo statisticamente significativo quando l’insegnamento è affidato a docenti opportunamente formati.
La qualità della formazione degli insegnanti è un nodo centrale, in un contesto in cui l’offerta è estremamente variegata e coinvolge soggetti sia pubblici sia privati. È quindi fondamentale indicare con chiarezza alle scuole se i percorsi formativi destinati a docenti o studenti rispondano a determinati standard qualitativi. Nel Regno Unito, ad esempio, è attivo da anni un sistema di certificazione delle risorse educative: il Financial Education Quality Mark certifica materiali di qualità, accurati, privi di finalità commerciali e progettati secondo solidi criteri pedagogici. In Italia opera su linee simili il Comitato Edufin, di cui la Banca d’Italia fa parte, che certifica iniziative formative di qualità, tra cui le scuole possono selezionare quelle più adatte alle proprie esigenze. Il lavoro è iniziato circa un anno fa e le iniziative che hanno già ottenuto il bollino di qualità sono pubblicate sul sito del Comitato.
Su un piano un po’ più operativo anche materiali didattici di qualità, soprattutto digitali e che favoriscano la trasversalità dell’insegnamento sono molto apprezzati dai docenti. La Banca d’Italia da anni offre materiali didattici gratuiti a docenti e studenti di tutte le scuole e l’offerta e l’aggiornamento di questi materiali costituisce un fattore importante a sostegno delle scuole.